Tutti scrivono del brief. Quasi nessuno pensa al pacco, e ciò che c'è dentro decide metà dei messaggi che seguono.

Cosa c'è dentro di solito, e perché fallisce

Il prodotto da solo è un indovinello

Tre conseguenze di un pacco che contiene solo il prodotto.

Il creator non sa quale codice esatto riprendere quando la gamma si somiglia.

Non sa cosa è consentito nell'immagine, e improvvisa.

E non sa quando consegnare, perché il conto alla rovescia parte dalla ricezione, informazione che nessuno gli ha dato.

Ognuno di quei vuoti produce un messaggio, poi un'attesa, poi un ritardo.

Tre aggiunte che non costano nulla

Tre elementi da mettere nella scatola.

Un cartoncino stampato con il codice esatto, la frase da ricordare scritta per esteso e la data di consegna attesa.

L'elenco breve di ciò che è vietato nell'immagine: marche concorrenti, affermazioni, musiche, luoghi.

E il nome di una sola persona da contattare, con un modo per raggiungerla.

Una nota di metodo: quel cartoncino non sostituisce il brief, lo rende disponibile nel momento in cui il creator apre la scatola, cioè l'unico momento in cui ci pensa.

Cosa lasciare fuori

Quattro elementi che complicano tutto.

I documenti commerciali interni, listini, sconti, note di servizio.

Il biglietto scritto a mano che potrebbe comparire nell'immagine e creare confusione sulla natura della collaborazione.

I campioni di altre marche, che a volte finiscono nell'inquadratura.

E gli oggetti promozionali con una data o un evento, che fanno scadere il video.

Una precauzione in più: se il prodotto reca diciture obbligatorie, manda l'esemplare commerciale completo, non un campione senza etichetta.

L'imballo conta quanto il prodotto

Tre ragioni.

L'apertura è spesso la prima sequenza del video, quindi il primo secondo che decide.

Una scatola rovinata o sovradimensionata si vede nell'immagine e lascia un'impressione duratura.

E ciò che resta dopo l'apertura, imbottiture, bustine, istruzioni, fa parte di ciò che chi compra scoprirà.

Una conseguenza utile: manda il pacco come lo riceverebbe un cliente, non in un imballo di servizio. È l'unico modo di ottenere una sequenza di apertura utilizzabile.

Il calendario parte dalla ricezione

Tre regole che evitano metà dei ritardi.

Il termine di consegna si conta in giorni lavorativi dalla ricezione, mai dall'ordine.

Il tracciamento della spedizione si trasmette al creator, con una data stimata.

E la persona avvisa appena riceve, il che avvia ufficialmente il conto alla rovescia.

Una nota di costo: nei paesi in cui il trasporto è lungo o irregolare, quella sola regola evita gran parte delle tensioni.

Cosa contiene una spedizione fatta bene

ElementoPerchéFormato
Il prodotto e una ricaricaRifare una ripresa sbagliataIl prodotto come viene venduto
Una scheda di una paginaCosa dire e cosa evitarePDF o carta
Il link di caricamentoEvitare i file via chatUn link unico

Cosa si aggiunge quando il prodotto da solo rende male

Un accessorio, un supporto, uno sfondo neutro, o semplicemente il libretto tradotto. Sono le aggiunte che risparmiano una seconda spedizione.

Cosa si dice nel pacco, non dopo

La data di consegna prevista, a chi scrivere in caso di rottura, e la dicitura obbligatoria da mostrare. Un promemoria che arriva dopo le riprese arriva tardi.

Cosa succede dopo

Tre domande da chiarire prima dell'invio, non dopo.

Il prodotto resta al creator o va recuperato.

Chi paga il ritorno, se del caso.

E cosa succede se il prodotto si danneggia durante un uso normale, cosa che nelle dimostrazioni capita spesso.

Una frase utile in ogni ordine d'acquisto: l'uso normale del prodotto durante la dimostrazione non costituisce danneggiamento. Elimina metà delle discussioni.

Un ultimo riferimento, valido per ogni marca che ordina con regolarità: fotografa il contenuto del pacco prima di spedirlo e conserva quell'immagine con il fascicolo. Il giorno in cui sorge una domanda su cosa è stato spedito o in che stato, nessuno deve ricordarsene.