Perché la tua lingua madre è un bene raro, come fatturare all'estero, e cosa cambia nel brief.

Chi sono questi clienti

Tre profili, e non comprano la stessa cosa.

La marca straniera che vende qui: ha bisogno di un volto, di una voce e di un ambiente che non suonino importati.

L'agenzia internazionale che produce per più mercati: compra una capacità di consegna regolare, in un formato identico da un paese all'altro.

E la piattaforma o l'applicazione che si lancia su questo mercato: ha bisogno di contenuti esplicativi, non di immagini d'atmosfera.

Una conseguenza per la ricerca clienti: il miglior punto d'ingresso non è la marca, è la persona che gestisce il mercato locale dall'estero. È lei ad avere il budget e il problema.

Cosa cambia nel brief

Quattro differenze, sistematiche.

Il brief arriva in un'altra lingua, spesso in inglese, e va riformulato prima di girare: un'indicazione tradotta alla lettera produce un video che suona falso.

I riferimenti culturali non reggono: una situazione quotidiana ovvia altrove può non esistere qui, e vale anche il contrario.

L'ambiente va verificato: una presa elettrica, una confezione, un cartello stradale tradiscono il paese, e a volte contraddicono il messaggio.

E i tempi di approvazione si allungano: conta un giro in più, per il fuso orario e la traduzione.

Come fatturare all'estero

Quattro punti, da sistemare prima di iniziare.

La valuta del contratto, e chi sopporta la differenza se si muove.

Il metodo di pagamento e il termine reale, in giorni, a partire da quale evento.

Le spese bancarie, che si mangiano i lavori piccoli: metti per iscritto chi dei due le assorbe.

E il regime applicabile a una prestazione venduta fuori dal paese, che non è quello di una vendita locale e che cambia le diciture della tua fattura.

Quest'ultimo punto non si improvvisa: il trattamento fiscale, il numero da indicare, le diciture obbligatorie e le eventuali comunicazioni si verificano con un commercialista prima della prima fattura, non dopo.

Cosa mettere in evidenza

Tre argomenti, in quest'ordine.

La lingua: consegni un video che suona locale, cosa che nessuna traduzione produce.

La conformità: sai cosa si dice e cosa non si dice qui, e lo segnali prima, non dopo. Le regole pubblicitarie applicabili si verificano con un legale, e dirlo rassicura più di una bella immagine.

E l'affidabilità: una consegna alla data, in una cartella pulita, inoltrabile senza ritocchi.

Tre elementi da non mettere in evidenza: il tuo pubblico, la tua attrezzatura e il tuo entusiasmo. Nessuno dei tre risponde a una domanda che il compratore si pone.

Cosa si fissa prima di accettare un ordine estero

PuntoDa scrivere nel preventivoEffetto se dimenticato
La valutaUna sola, sceltaUna perdita sul cambio
La lingua di consegnaVoce e sottotitoliUn rifacimento completo
Il fuso degli appuntamentiQuello del cliente, per estesoUna riunione mancata
Il modo di pagamentoBonifico o piattaformaSpese impreviste

Cosa rassicura un cliente che non ti incontrerà mai

Un estratto inviato a metà percorso, una data di consegna in giorni lavorativi e un unico filo di conversazione. Tre abitudini che sostituiscono la fiducia di una stretta di mano.

Cosa si chiede a un professionista

Il trattamento fiscale di una prestazione venduta all'estero, le imposte applicabili e i documenti da conservare, da confermare con un commercialista.

Cosa ti rende facile da ingaggiare dall'estero

Quattro abitudini, e si vedono dal primo scambio.

Un preventivo in inglese, con le stesse voci del tuo preventivo locale.

Una risposta entro la giornata lavorativa, con il tuo fuso orario indicato.

Un link unico a tre esempi, con sottotitoli in inglese.

E una frase che dice cosa non fai: le categorie che rifiuti, i tempi impossibili, i diritti che non cedi.

Un ultimo riferimento, spesso decisivo: proponi un primo incarico breve, pagato, invece di una prova gratuita. Il test pagato installa un rapporto professionale, la prova gratuita installa un'abitudine che poi bisognerà disfare.