È il formato più sorvegliato di tutti: ecco come girarlo correttamente, e cosa lo rende inutilizzabile.

Le condizioni da rispettare

Cinque impostazioni identiche tra le due riprese, senza eccezioni.

La stessa distanza tra camera e soggetto, misurata e annotata.

Lo stesso obiettivo, senza cambiare modalità né zoom.

La stessa luce, alla stessa ora del giorno, nello stesso posto.

Lo stesso sfondo, gli stessi vestiti, la stessa pettinatura.

E nessun abbellimento automatico: i telefoni levigano la pelle in modo predefinito, e quell'opzione va disattivata nelle impostazioni prima della prima ripresa.

Cosa rende inutilizzabile una sequenza

Cinque errori, tutti visibili al pubblico.

Cambiare angolazione o altezza della camera tra le due immagini.

Aggiungere trucco, un filtro, o modificare il bilanciamento del bianco.

Riprendere il prima in ombra e il dopo vicino a una finestra.

Cambiare la postura, il mento, la tensione del corpo.

E tagliare l'inquadratura prima che si veda l'insieme: un taglio più stretto sul dopo basta a screditare l'intero video.

Cosa dire a schermo

Quattro informazioni, e proteggono quanto convincono.

La durata esatta tra le due immagini, in giorni.

La frequenza d'uso reale, compresi i giorni saltati.

Cos'altro è cambiato nel periodo: stagione, alimentazione, altro prodotto usato.

E una frase che collochi la portata del risultato: si tratta di un'esperienza individuale, non di un risultato garantito.

Le indicazioni applicabili dipendono dal prodotto e dall'affermazione, e si verificano con un legale prima della diffusione.

Le categorie in cui questo formato funziona meglio

Quattro, e non sono tutte ovvie.

La cura e la bellezza, purché si rispettino le regole sopra.

La manutenzione e la pulizia, dove la prova è immediata e incontestabile.

La riparazione e il rinnovo, dove il risultato è fisico.

E il riordino, formato sottovalutato, che mostra uno spazio trasformato senza alcuna affermazione da difendere.

Cosa rende credibile un prima e dopo

ElementoCosa serveSenza il quale
L'inquadraturaIdentica, al centimetroUn confronto senza valore
La luceStessa ora, stessa fonteUn effetto dovuto all'illuminazione
L'abbigliamentoStessi vestiti, stessa pettinaturaUn risultato attribuito ad altro

Cosa si annota al momento della prima inquadratura

L'ora, la posizione del cavalletto, le impostazioni e la distanza. Senza questi quattro riferimenti, la seconda inquadratura non si raccorda mai.

Cosa si dice accanto all'immagine

La durata reale, la frequenza d'uso e cosa è cambiato per altre vie. Un risultato ottenuto con tre prodotti non si attribuisce a uno solo, da confermare con un legale.

Cosa sostituisce un prima e dopo quando è impossibile

Tre soluzioni, spesso migliori del formato stesso.

La dimostrazione continua, senza stacchi, che mostra il gesto e il suo effetto nella stessa ripresa.

Il monitoraggio in tre tempi, pubblicato separatamente: il primo giorno, dopo una settimana, dopo un mese. Il pubblico ci crede di più perché vede la progressione, non solo il punto d'arrivo.

E la testimonianza descrittiva, che racconta cosa è cambiato nelle abitudini invece di ciò che si vede nell'immagine.

Questi tre formati hanno un vantaggio decisivo: non poggiano su un confronto visivo, quindi non possono essere accusati di falsarne uno.