Cosa vendi davvero, la durata di una licenza, e le cinque righe che evitano ogni controversia.

Cosa vendi davvero

Tre cose distinte, spesso confuse in un unico prezzo.

Le riprese: il tuo tempo, la tua attrezzatura, il tuo spostamento.

La licenza d'uso: il diritto di usare le immagini, per una durata, su un territorio e su canali definiti.

E l'eventuale esclusiva: l'impegno a non lavorare per un concorrente per un periodo.

Una conseguenza di fatturazione: quei tre elementi si quotano separatamente nel preventivo. Uniti in una riga sola, diventano impossibili da rinegoziare quando la marca vuole prolungare.

Le variabili che fissano il prezzo

Cinque variabili, per ordine di impatto.

La durata della licenza, dal mese singolo alla durata illimitata.

Il territorio: locale, regionale, mondiale.

I canali: pubblicazioni organiche, pubblicità a pagamento, sito, negozio online, affissione.

Il diritto di modificare il montaggio e di ritagliare il video.

E l'esclusiva, quasi sempre chiesta senza essere pagata.

Le cinque righe che evitano ogni controversia

Cinque frasi da scrivere, qualunque sia la dimensione dell'ordine.

Cosa viene consegnato: numero di video, durata, formati, lingue.

Cosa la marca può farne: canali, territorio, durata, con data di inizio e data di fine.

Cosa non può farne: cedere a terzi, rivendere, usare fuori dai canali elencati.

Cosa succede alla fine della licenza: interruzione della diffusione, rimozione dei contenuti ancora online, e termine per farlo.

E il prezzo di una proroga, fissato già nel primo contratto, il che evita di trattare in posizione di debolezza.

Il caso dello scambio

Quattro punti da trattare quando la controprestazione è un prodotto.

Uno scambio resta un contratto: si descrive per iscritto come un ordine pagato.

La controprestazione ha un valore, con conseguenze dichiarative da verificare con un commercialista.

I diritti concessi devono essere proporzionati: un prodotto omaggio non compra una licenza pubblicitaria mondiale e illimitata.

E la dicitura pubblicitaria resta obbligatoria, qualunque sia la forma della controprestazione.

Cosa copre un accordo in tre righe

PuntoLa formulazione giustaCosa manca spesso
I file consegnatiNumero, formato, risoluzioneLa versione verticale dimenticata
Gli usi consentitiCanali nominati uno per unoLa pubblicità a pagamento non citata
La durata e il territorioUna data e dei paesiUna durata illimitata per difetto

Cosa protegge la persona ripresa

Una liberatoria scritta distinta dal contratto commerciale, valida solo per gli usi elencati, e revocabile se il video viene stravolto.

Cosa si definisce prima delle riprese, non dopo

Il pagamento delle revisioni aggiuntive, la sorte del girato non usato, e cosa succede se la marca annulla. Tutti e tre si quantificano nel preventivo iniziale.

I luoghi e le persone

Cinque autorizzazioni da verificare prima di girare, oltre a quella trattata sopra.

Le persone riconoscibili nell'immagine, anche sullo sfondo.

I minori, per i quali serve e si conserva l'autorizzazione di chi ne ha la responsabilità legale.

Le proprietà private, alberghi e negozi, dove il diritto di riprendere si chiede alla direzione.

Le opere visibili nell'immagine: murales, sculture, motivi, che appartengono a qualcuno.

E gli animali selvatici, il cui avvicinamento è regolato in molti siti, con regole di distanza.

Una nota di produzione: quelle autorizzazioni si raccolgono in una cartella consegnata con i file. Una marca seria la chiede, e la sua assenza blocca la diffusione più spesso di un problema di qualità dell'immagine.

Un ultimo riferimento: un contratto UGC non deve essere lungo, deve essere preciso su quattro parole: cosa, dove, per quanto tempo e per quale uso. Ogni controversia che ho visto nascere in questa categoria veniva da una di quelle quattro parole lasciata implicita.